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CHIEDO PERDONO A CHI OFFENDO
CHIEDO PERDONO ALLA POESIA
SE LA SMENBRO
CHIEDO PERDONO ALLA GRAMMATICA
SE LA DIMENTICO
CHIEDO PERDONO ALL'AMORE
SE LO TOLGO
CHIEDO PERDONO A TE PADRE E MADRE DELLA LUCE
SE NON ILLUMINO
PERDONO PER-DONO PERDO-NO
Sergaston... ... ... ... .
1. Porta
Che bello volare che bello,
stare lì immobile nell’infinito.
Che sta succedendo? ad un tratto vidi una porticina nera,
mi avvicinai meravigliato dalla sua forma rotondeggiante.
Aspettai e ancora aspettai, chi sa o chi non sa, il tempo
passa intanto.
Fino a quell'ignorante momento nell'infinito,
movimento fermo e paco,
dove l'ombra non si presenta e
ne la fine ne l'inizio si manifesta,
ove il canto non si ferma e per questo è sempre festa.
Ritornando all’uscio dove rimasto ero, pensai di stare
davanti:
Davanti ad una porta molto importante o almeno avevo questa
sensazione.
Ripensandoci già ne avevo un vago ricordo…..o
Dio esclamai.
E così ….eccomi in una pancia, inizio a nuotare,
divertito e forse un po’ intontito, sono legato da
un tubo, che ad essere sincero non mi fa più di tanto
girare e così ogni tanto calcio.
A volte lo ammetto le giornate sono un po’ noiose
ma il mio corpicino cresce, cresce costantemente in tutte
le sue parti.
Incomincio a sentire i discorsi, sono tutti i giorni uguali:
ciao, come stai, quando nasce il bambino, e poi il lavoro,
politica telegiornali e a volte qualche questione così
detta famigliare.
Si ode bussare, forse è arrivato il momento, sono
pronto, il sipario è aperto un leggero vento mi accarezza,
subito uno schiaffo, il pianto ……
Ora è l’aria mia amica, subito esce calda dalla
mia bocca e
Quella lunga corda sembra esser sciolta.
Intanto baci e carezze mi aspettano, sento parlare ma questa
volta più forte più chiaro, con le mani sento
ma non riesco a capire. Incomincio ad sentire il così
detto dolore, in questo caso direi fame, subito istintivamente
un pianto, una mano conosciuta con delicata premura all’improvviso
la bocca dolce, calda il così detto latte.
Tra un pianto e una poppata mi si aprirono gli occhi,
Una porta di luce che si trasformò subito in un immagine,
era la persona che ho sempre sentito parlare mamma.
Lei mi chiama gaston, all’inizio non capivo poi mi
abituai.. Le porte qua sono di un materiale ben definito
e fanno a volte male se il caso vuole, comunque mi trovo
bene in questo misterioso mondo, che a volte ti culla e
altre ti sgrulla. In me sempre fissa una domanda: che sto
a fare qua giù?
Ma nessuno mi risponde neanche i più grandi, e quei
ricordi del volar disteso, qui si sostituiscono in ricordi
di latte, pipi, popo, e baci e schiaffi. Ma lo sguardo,
il sole, la luna, le stelle, e poi l’acqua che ti
specchia e bagnar ti lascia.
I capelli che bello mi si muovono lentamente e ormai stanno
vicino ai piedi, e si intrecciano sulle unghie, così
nel camminar si distendono e prendon piega.
Ebbene si, mi ritrovai, solo, in una stanza di un colore
verdino, con due enormi portoni, uguali, sia di forma, che
di colore, nelle pareti, tanti libri, ed un grande quadro,
di un solo colore, arancione.
Al centro della stanza un tavolo, un sedia in alto appeso
al soffitto, un letto semplice, una tavola di legno con
un lenzuolo bianco ed un cuscino.
Rimasi fermo, come se dovessi aspettare un segnale, infatti,
dopo poco sentii dei passi e una voce.
Sergaston, nato nell lontanissimo 2020, ancora sopravvissuto
dopo 500 anni è stato trovato in una stanza rimasta
perfettamente intatta dopo il terremoto, caso eccezionale.
All’improvviso contemporaneamente si aprirono i portoni,
una grossisima nuvola di polvere mi travolse, vedo una persona
avvicinarsi.
-Ciao Sergaston come stai dopo 500 anni?
-Non capisco, io mi sento ancora giovane e poi che significano
500 anni.
-L’uomo rimase stupefatto, incredulo e poi mi disse:
- Si tu sei il famoso Ser gaston, sepolto dopo un terremoto
che sommerse tutta la citta.
Abbiamo impiegato 500 anni per trovare tutti i cittadini
e tu sei l’ultimo cittadino e il primo superstite.
Rimasi meravigliato ed incredulo, forse avrò perso
la memoria ma come faccio ad avere 500anni?
L’uomo mi rispose:
-Io mi chiamo Ruff, sono un archeologo, ed non ho mai visto
niente del genere eppure è vero tu sei Ser gaston.
Abbiamo studiato che un grande terremoto può formare
un gas che respirato rallenta il metabolismo e quindi è
per questo gas che tu sei ancora vivo.
Incredulo risposi:
-SENTI Serruff, è vero io mi chiamo ser gaston, ora
non mi frega di avere 500 anni, anche perché, per
l’esattezza ho 3500 anni, e poi sono stanco di stare
altro tempo in questa stanza, SerRuff portami fuori, visto
che sai la strada.
Ecco mi ritrovo un’altra volta, ad attraversare l’uscio,
ma questa volta ho una guida, e che storia che è
successa, non mi sono accorto di niente, forse SERruff si
è inventato tutto, eppure i miei capelli sono lunghissimi
ora mi coprono completamente tutto il corpo, la mia pelle
prima dolce con un latteo profumo, ora terribilmente amara
con un sanguineo tanfo, bè son passati 500 anni che
ridere, interrompere la vita mentre crescono i denti da
carne, e ritrovarsi dopo 500 anni,
come nulla fosse, ancora con capelli neri, e senza barba,
e senza famiglia ovviamente.
-Dimmi tu che sai, dimmi tu che hai tenuto il tempo, dimmi
Serruff, dove mi porti, oppure dove stiamo andando?
-Non ti preoccupare Sergaston, stiamo andando nel mio studio,
tu mi devi raccontare qualcosa è passato così
tanto tempo, e poi sarai ricevuto dalle più alte
cariche dello stato e della scienza non che dal grande sacerdote.
-Che ne dici Sergaston?
-Dico o non dico è questo il problema, vedi SERruff
il problema è: non mi sento di stare come una scimmia,
quindi poche chiacchere e tanti fatti.
Questa mia risposta ha gelato gli occhi del giovane archeologo,
si credeva di ritrovarmi un mummia, ma non è così.Dopo
questo breve dialogo, eccoci, davanti ad un nuovo portone,
tutto luminoso, ma non di luce propria ma riflessa, semplice
alluminio, di nuovo davanti ad un uscio, in questi momenti,
si ricorda sempre il primo, la prima volta o svolta, comunque
un respiro, e via, la porta si apre,
un vento gelido, mi sta colpendo, vidi tantissime persone
aspettare questo momento, alzo le mani e urlo ci sono, ci
sono, ci sono, finito di gridare, il silenzio, e poi silenzio,
e quindi silenzio. |
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